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mercoledì 16 gennaio 2013

"Un ottico" di De Andrè commentata da Silvia Ripà

Un piccolo capolavoro che spalanca la porta ad un immenso universo semantico attraverso numerose chiavi di lettura: trovo la sola interpretazione politica troppo sterile, sebbene l'ambigua figura dell'ottico "spacciatore di lenti" ed esperto artigiano di occhiali su misura possa lasciar trasparire una sottile critica al conformismo sociale. Tuttavia non bisogna dimenticare che il testo originale, quello tratto dall'Antologia di Spoon River che la canzone di De André riprende quasi letteralmente, è prima di tutto un'opera poetica, e come opera poetica vorrei interpretare anche la versione che il cantautore ci ha proposto, che può riassumersi nella frase della prima strofa: "Perché le pupille abituate a copiare, inventino i mondi sui quali guardare". Chi si sia mai cimentato in esercizi di immaginazione ricorda certamente come il nostro pensiero tenda sempre a tornare sui propri passi, ad agganciarsi alle esperienze realmente vissute e a fantasticare su oggetti fin troppo concerti e, in ultima analisi, già visti. Nessuna soluzione per i nostri sofismi quotidiani all'infuori di quelle "possibili", ossia quelle già conosciute e sperimentate. Reputiamo possibile solo ciò di cui abbiamo avuto esperienza diretta, le letture e la cultura agiscono anche in tal senso, aiutando ad estendere la categoria delle "cose viste" e ampliando così la gamma di ciò che riteniamo pensabile, e di conseguenza realizzabile. Invece il testo in questione rappresenta proprio un inno all'impossibilità, una visione artistica e trascendente del concreto! Un'intelligentissima ironia pervade quest'idea quasi onirica del reale; La luce consente la visione effettiva di un "mondo" trasformato però in "giocattolo" dal suo stesso inganno: noi percepiamo esclusivamente la lunghezza d'onda dei raggi solari e ciò che ne deriva è una sorta di bizzarro ologramma, un insieme di rappresentazioni insensate e soggettive a cui attribuiamo interpretazioni e pretese di veridicità, come fanno i bambini con i loro giochi. Il nostro cervello è il padrone della realtà che ci siamo costruiti intorno ed è proprio su questi parametri che l' ottico creerà le apposite lenti, fatte su misura per ristabilire l'omologazione ad una visione standard, sulla base dei nostri personalissimi deficit, che sono ritenuti tali solo in relazione alla maggioranza e al contesto: queste ci consentiranno di crogiolarci nell'illusione di poter afferrare qualcosa di certo e di universalmente credibile. 

Ognuno durante l'ascolto della canzone verrà colpito da strofe diverse a cui darà la propria interpretazione proprio in base alle osservazioni che abbiamo proposto. Quelle che io preferisco sono gli interventi dei primi due clienti:
"Vedo che salgo a rubare il sole
per non aver più notti,
perché non cada in reti di tramonti,
l’ho chiuso nei miei occhi,
e chi avrà freddo
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare.

Vedo i fiumi dentro le mie vene,
cercano, cercano, cercano il loro mare,
rompono gli argini,
trovano cieli da fotografare.
Sangue che scorre senza fantasia
porta tumori di malinconia".


L'invito di oggi vuol esser quello di provare a chiudere anche noi ciò che di positivo incontriamo nei nostri occhi, combattere per un progetto, nel nostro caso quella di una cultura libera e accessibile a tutti, a volte significa illudersi..impedire che questa cada "in reti di tramonto" vuol dire in effetti idealizzazione, in quanto il tramonto e il declino, fanno parte della vita stessa e l' alternanza delle vicende, resterà un fatto ineluttabile. Ma proviamo davvero ad astrarre intellettivamente qualcosa di innovativo, tralasciamo le dinamiche che ci hanno tanto usurato e compiamo questo sforzo di immaginazione: se il mondo non è altro che un giocattolo soggettivamente percepito, allora siamo anche liberi di progettare e giocare con l'impossibile, abbracciando l'esaltazione estatica che trasmette l'idea di un pensiero che spazi in modo affatto univoco in un multiverso creativo, dai confini indefinibili ed autodefiniti.



Dr.ssa Silvia Ripà
Ass.ne culturale "Comitato Lucchina e Ottavia"

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