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sabato 31 agosto 2013

La sicurezza urbana e il capitale sociale

 A cura di  Ugo Carlone (articolo tratto dal sito www.sbilanciamoci.info ) (foto da google www.loschermo.it)

Lo strutturarsi del senso di comunità è fondamentale per avere una bassa percezione dell'insicurezza e costituisce un grande fattore di protezione dalla paura

Foto relativa alla periferia di Lucca (www.loschermo.it)
Chi scrive ha condotto una ricerca a Perugia sul legame tra capitale sociale e insicurezza urbana attraverso una full immersion in due specifici quartieri, fatta di osservazione e interviste a residenti, commercianti e testimoni privilegiati (1). Ne traiamo spunto per alcune considerazioni.
Chiariamo innanzitutto di cosa parliamo. Il capitale sociale, in una sua accezione collettiva, è costituito da un insieme di risorse che traggono origine dalle relazioni e dall'inserimento in reti e connessioni durevoli tra soggetti e facilitano l'azione degli individui, favorendo la diffusione di cooperazione, fiducia, reciprocità e senso civico: reti di vicinato, luoghi di aggregazione e incontro, presenza di associazioni, vita sociale diffusa, etc. L’insicurezza urbana invece ha a che fare con la paura di essere vittima di minacce, aggressioni o violenze, con la rottura dei codici tradizionali di condotta civica (le cosiddette inciviltà o soft crimes), con la mancata cura del territorio e poi con il timore inteso come sentimento soggettivo, non necessariamente legato ad un rischio reale, ma derivante anche da episodi remoti rispetto al luogo di residenza e veicolati spesso dai mass media.
«Quando ci si conosceva tutti, quando eravamo tutti l'uno con l'altro, quando il vicino te poteva tene' un figlio, certo, la criminalità si sentiva molto molto meno!». Questo brano di intervista, che abbiamo raccolto da un residente del centro storico di Perugia, ci fa capire da subito che tra i fattori che favoriscono il timore per la propria incolumità c’è proprio la riduzione delle reti, delle relazioni interpersonali, dei legami comunitari, che abbassa le difese nei confronti dell'ambiente circostante percepito come pericoloso e rende i cittadini più soli e disorientati. Come diceva Young, «i mattoni e il cemento della società civile sono il principale baluardo contro il crimine». La presenza di legami sociali agisce sull’insicurezza: le reti fungono da sostegno sociale tra gli individui che vivono in un determinato contesto urbano e favoriscono il “sentirsi parte” di un quartiere. Lo strutturarsi e il consolidarsi del senso di comunità è fondamentale per avere una bassa percezione dell'insicurezza e costituisce un grande fattore di protezione dalla paura, in quanto espressione di un clima sociale positivo e di controllo sullo spazio da parte degli abitanti.
I residenti e i commercianti ascoltati hanno fatto capire molto bene che le reti agiscono in due modi. In primo luogo, come elemento di aiuto effettivo: costituiscono un sostegno specifico in situazioni di eventuale pericolo e un fattore di rassicurazione generale. In contesti isolati, paure e timori sono maggiormente percepiti, mentre spazi frequentati e in cui i rapporti sociali sono consistenti inducono ad una maggiore tranquillità. In secondo luogo, come elemento di prevenzione: se ci si conosce, le relazioni sono consistenti, sono presenti negozi e attività di vario tipo che animano le vie, esistono luoghi di incontro e di aggregazione, l'uso improprio dello spazio pubblico è fortemente scoraggiato.
Le parole degli intervistati spiegano efficacemente quanto detto: «delle relazioni non superficiali, non formali, creano in qualche modo un maggior senso di sicurezza perché uno non si sente solo o perché ha il vicino che vigila, che può chiamare. È chiaro che si ha una sensazione di protezione. Se queste reti sono minimali o non ci sono, aumenta la solitudine e quindi anche la vulnerabilità, e la paura». E ancora: «Se so che passando in una via c'è l'omino che sta fuori e che mette a posto il suo garage, la donnina che si sporge dalla finestra e stende i panni, se so che ci sono degli occhi che guardano la zona dove io passo, c'è controllo sociale. Sono cose elementari di vita quotidiana di un quartiere».
Chi abita una zona funge da presidio ed è il primo a controllare. Nei contesti in cui le relazioni sono meno strette, dove il vicinato sostanzialmente non esiste e i luoghi collettivi non sono sentiti come effettivamente pubblici, il presidio viene meno e si dà più possibilità ad un uso improprio dello spazio. Jane Jacobs, in una nota ricerca, parlava della formazione di una «sensibilità per il carattere “pubblico” degli individui», di un tessuto connettivo di rispetto e di fiducia come risultato di contatti occasionali, nati fortuitamente, «durante i giri da compiere», regolati dagli stessi interessati al di fuori di ogni costrizione esterna: «la mancanza di questa fiducia in una strada urbana è un disastro».
E allora? Come ripristinare e, a volte, creare ex novo quelle reti sociali così preziose per la vita dei quartieri? È ancora possibile rivitalizzare aree degradate e spopolate, dove la percezione di insicurezza rischia di schizzare a livelli insopportabili per chi è più vulnerabile?
Sul piano locale si può fare molto. Occorrono politiche urbanistiche in grado di favorire la rinascita e la valorizzazione dei quartieri e delle loro identità, di cui è così ricco il nostro paese: restituire priorità allo strutturarsi di legami sociali – gli strumenti ci sono – invece che alla costruzione di centri commerciali o cinema multisala iper-periferici, spersonalizzati e senza anima. In questo processo, è di cruciale importanza dare voce e spazio ai cittadini, che possono organizzarsi in associazioni e comitati in grado di rivitalizzare le zone più colpite. Una sicurezza realmente partecipata, in cui i diretti interessati (gli abitanti di un quartiere) sono coinvolti nei percorsi di costruzione di comunità percepite come meno pericolose. Certo, occorrono anche interventi di contrasto alla criminalità e di controllo; ma la polizia non basta, come diceva, ancora, Jane Jacobs, secondo la quale l’ordine pubblico nelle strade e sui marciapiedi è mantenuto «da una complessa e quasi inconscia rete di controlli spontanei e di norme accettate e fatte osservare dagli abitanti stessi [...]. Non c'è polizia che basti a garantire la civile convivenza una volta che siano venuti meno i fattori che la garantiscono in modo normale e spontaneo».
Più legami, più reti, più vicinato, più capitale sociale, più vita. Una ricetta antica ma efficace contro le paure urbane contemporanee.

(1) Carlone U., «Se fosse più vissuto, sarebbe più sicuro». Capitale sociale e insicurezza urbana a Perugia, Morlacchi University Press, Perugia, 2013.

sabato 24 agosto 2013

I nuovi reperti archeologici della Lucchina dei quali non si parla...

In viale del Giardino di Ottavia, i sondaggi archeologici preliminari, finalizzati alle compensazioni edilizie cosiddette del "Divino Amore", hanno fatto venire alla luce nuovi reperti di epoca antica.
Fino a pochi mesi fa si aveva l'impressione che si volesse soprassedere a questi preziosi ritrovamenti per l'apparente fretta di arrivare alla cementificazione.
Ma noi sappiamo che i responsabili della Soprintendenza sono persone serie e, certamente, hanno esercitato la loro prerogativa istituzionale di tutela dei beni culturali e archeologici del nostro Municipio.
Per questo motivo siamo sicuri che la Soprintendente per i Beni archeologici del Lazio, dott.ssa Elena Calandra, presto farà avere al Municipio XIV e, tramite di esso, ai tutti i cittadini del quadrante nord ovest
una nota pubblica sulla natura ed estensione dei ritrovamenti archeologici presso viale del Giardino di Ottavia.


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lunedì 19 agosto 2013

Auto bruciate a via Tagliaferri

Lo stesso giorno in cui sono state piazzate cariche esplosive in un bar di via ipogeo degli ottavi, a poca distanza, nell'area consortile di via Tagliaferri, venivano date alle fiamme alcune automobili.

E' successo poco dopo la mezzanotte nel parcheggio libero adiacente ad un negozio di ferramenta.
Dicono le persone che abitano lì vicino che gli autori dell'atto incendiario avrebbero preso di mira la Lancia Musa e che le fiamme si sarebbero poi propagate all'autovettura vicina.
Insomma, un ferragosto di fuoco nella zona alto trionfale.



sabato 17 agosto 2013

La tragedia egiziana spiegata da un cittadino egiziano che vive in Italia

Intervista a Monhamed Ashmawi a cura di ass.ne culturale Lucchina e Ottavia

Mohamed, 58 anni, vive in Italia dal 1977. Conosce 3 lingue e svolge occasionali incarichi di interpretariato in lingua araba in alcune trasmissione televisive. Lo abbiamo incontrato in un bar di via Napoleone III a Roma e gli abbiamo chiesto di descriverci dal suo punto di vista cosa sta succedendo in Egitto. Condivisibili o meno, le opinioni nette e crude di Mohamed sembra rispecchino il pensiero di decine di milioni di cittadini egiziani.

Buon giorno Mohamed! Grazie per aver accettato questo incontro. Potrebbe iniziare spiegandoci chi sono i Fratelli Musulmani?
I fratelli Musulmani, sono una organizzazione politica islamista internazionale istituita nel 1928 dall’egiziano Hassan El Banna, di carattere violento (basti vedere il loro logo, dove in alto c’è il Corano, al centro due spade e in basso la parola arabo (Preparate), che è l’inizio del versetto 60 della  VIII Sura del Corano che recita (Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati.). Quindi il loro slogan è : "Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad "doveroso impegno" è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza".
 Loro si oppongono alla secolarizzazione delle nazioni islamiche, e rifiutano l'influenza occidentale. Per arrivare alle loro finalità si impegnano settori della politica tradizionale, della sanità, dell'insegnamento (educazione secondo l’Islam) e le opere sociali.
Ha sempre lavorato per la islamizzazione delle società, la diffusione dall'alto acquisendo potere politico da una parte e una dal basso da nuclei dalla forte islamizzazione attraverso le moschee.

Negli anni 60 qual'è stata la linea del Presidente Nasser nei confronti dei Fratelli Musulmani?
Negli anni sessanta, Nasser ha sciolto l'associazione e fece arrestare, torturare e giustiziare alcuni di loro.

E dopo? con il Presidente Sadat cosa è successo?
Anche sotto Sadat, nonostante una sua apertura nei loro confronti, hanno scelto la lotta armata, fino ad uccidere Sadat nel 1981, senza che questo porti alla caduta del regime.
 

Quindi vuole dire che lo "sdoganamento" istituzionale è avvenuto solo con il Presidente Mubarak?
Solo con Mubarak, dall’inizio degli anni ottanta, hanno partecipato alle elezioni politiche in alleanza con i partiti laici di opposizione.
Dopo Mubarak continuano ad avere un ruolo importante nel panorama religioso e politico del Paese. Le manifestazioni violente a sostegno del deposto Presidente islamista Morsi, mostrano il volto più estremista dell'organizzazione che, sostenendo pienamente l'ex Presidente, ha favorito una deriva estremista dello Stato Egiziano, deriva non completata grazie al tempestivo intervento dei militari che hanno costretto Morsi alla deposizione.
Il sostegno dell’Occidente, in testa gli  USA, ai Fratelli musulmani evoca nella mente di tanti egiziani il famoso complotto Israelo-occidentale contro l’Egitto e tutto il mondo arabo-islamico, per formare il cosiddetto “ Medio oriente allargato”, composto da tanti piccoli stati che girano nell’orbita occidentale.

Ci spieghi un pò meglio, sempre dal suo punto di vista, questa trama internazionale approfondendo i rapporti con Hamas e con Al Fatah
I leader di Hamas che governano Gaza, a differenza di Al Fatah (in Cisgiordania), sono seguaci dei Fratelli Musulmani (FM). L’ex presidente Morsi (che ha avuto ottimi rapporti con gli USA come molti leader del FM), ha avuto ottimi rapporti con Hamas, aprendo le frontiere tra Gaza e l’Egitto, con il consenso di Israele, e quindi Hamas non ha piu’ sparato missili verso Israele da quando Morsi ha preso il potere in Egitto. Si dice che il piano Israelo-USA-Hamas, prevedeva la cessione di parte dell’Egitto (nel Sinai) ai palestinesi, cosi’ possono lasciare la terra della Palestina (o parte di essa) agli israeliani dove continuano a tutt’oggi a costruire case non curando delle contestazioni (soft) da parte dell’UE e (molto soft) da parte degli USA (dove governano in effetti le lobbies ebraiche).
Quindi Hamas, con la caduta di Morsi, sta combattendo a fianco dei FM contro l’esercito egiziano nel Sinai e non solo. Infatti, le forze di sicurezza egiziane, dopo lo sgombero delle 2 piazze, hanno arrestato alcuni membri di Hamas. Hanno armi automatiche importate dall’estero attraverso la Libia o dal Mar rosso...ecc
Sotto il palcoscenico di Piazza Raba Al Adawiya, dove erano accampati FM, la polizia ha trovato 12 salme nei loro sudari, di persone uccise dopo torture. Erano morti da alcuni giorni prima dello sgombero (coperti di ghiaccio). In alcune bare c’erano armi e munizioni. Questo ci fa capire il livello di violenza che esercitano per il potere politico-religioso.

Dalla caduta di Morsi è stata molto usata la parola "golpe". Secondo lei si tratta di un vero e proprio "golpe militare"?
L’Occidente continua a considerare quello che è  successo un semplice “golpe”, ma in verità non lo è. Trenta milioni di egiziani avevano manifestato per oltre un mese contro l’islamizzazione dello Stato, che, in un anno, ha trasformato la società in una specie di Afghanistan, uomini barbuti e donni coperte con il Niqab (somiglia al Burga), dove si parla poco di economia e commercio e molto di più di religione.

L’esercito ha fatto il suo dovere per proteggere il popolo, poi dopo la formazione di un governo tecnico provvisorio, l’esercito ha lasciato tutto al governo. I Fratelli Musulmani hanno diviso la società in Buoni (religiosi) e cattivi (laici).
Pensa che potrà avere fine questa tragedia egiziana? Si fermerà questo bagno di sangue?
Sono convinto che ci sia un disegno straniero per un "controllo" dell'Egitto. Forse fa comodo che nel medio oriente ci siano tanti piccoli stati instabili e a sviluppo limitato. Ma l'Egitto è un paese che ha un grande potenziale di sviluppo economico, turistico e scientifico. Sono ottimista, il mio paese saprà risollevarsi da questa tragedia, saprà non farsi relegare nella sudditanza verso altri paesi e saprà riprendersi la propria dignità e il ruolo che gli spetta in questo terzo millennio.

Grazie Mohamed per questa intervista. In bocca al lupo!

Lo scoppio al bar di via Ipogeo e l'incendio del Gulliver del 2010

C'è un legame tra questi atti incendiari nel quartiere di Ottavia? Si nasconde qualcosa dietro le preoccupanti devastazioni di locali commerciali ? Pasqua 2010, notte di domenica 6 maggio 2012, ferragosto 2013....
Usura? Pizzo? Riciclaggio di danaro? Oppure si tratta solo di corto circuito?
Ottavia è stato sempre, storicamente, un quartiere più tranquillo rispetto all'intero quadrante di nord-ovest.
Immaginiamo e vogliamo che rimanga ancora una comunità pacifica e rispettosa della civile convivenza. Lo sarà grazie all'impegno di tutti i cittadini attivi e grazie alle forze dell'ordine preposte a far luce su questi singoli episodi inquietanti.
Venendo a capo di tali misteri si potrà fermare la pericolosa spirale di "deflagrazioni" che avviene durante la quiete delle festività.
Riproponiamo le immagini della notte di Pasqua del 2010 quando un incendio distrusse l'ala nuova del Centro commerciale Gulliver.

venerdì 16 agosto 2013

Ottavia, esplode un bar la sera di ferragosto

Sembra sia stata un'esplosione quella che ieri sera ha completamente distrutto il bar "Voglia di Caffè" di via Ipogeo degli Ottavi. Un'esplosione avvenuta dopo le 19 in un quartiere deserto con quasi tutti i locali commerciali chiusi per il ferragosto o per il periodo di ferie.
Vigili del fuoco sono subito intervenuti sul posto per mettere in sicurezza l'area. Le forze dell'ordine si sono intrattenute diverse ore per redigere rapporto sulla dinamica di questa esplosione.
E' passato poco tempo da quando lo stesso locale è stato completamente distrutto da un incendio.
Riproponiamo il video dell'intervista fatta in quell'occasione alla titolare del bar.
Di seguito altre immagini del locale rilevate stamane




domenica 4 agosto 2013

Un mese gratis a Londra per attività di volontariato

Informiamo i cittadini e gli associati interessati che è attivo un progetto europeo finalizzato allo scambio di volontari in età matura tra i diversi paesi europei. C'è la possibilità per chi volesse presentare domanda di partecipazione, qualora selezionato, di trascorrere l'intero mese di Novembre 2013 nella città di Londra.
Ecco le condizioni generali che potete leggere anche direttamente al link in calce a questo post:

Sono riaperte le iscrizioni per l’adesione ad EVOLVE, un progetto di scambio di volontariato senior. Il periodo stabilito è il mese di novembre 2013.
Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro il 25/8/2013 a infolazio@atdal.it  con allegato il cv dove emergano eventuali attività di volontariato delle quali si fa parte o si è fatto parte. Nella domanda di partecipazione è opportuno scrivere sinteticamente le proprie motivazioni a partecipare. I volontari selezionati parteciperanno ad un’attività preparatoria  nel mese di settembre e riceveranno una scheda personale contenente tutte le informazioni necessarie alla permanenza e gli obiettivi della stessa.  Atdal Over 40 metterà a disposizione un tutor facilitatore al gruppo di 6 persone candidato a partire.
Coloro che verranno selezionati si impegneranno a partire ed a restare tutto il periodo stabilito, salvo ovviamente cause di forza maggiore.
Per ulteriori informazioni telefonare a Dario Paoletti 335.6777692  ore 18.00 20.00

http://www.atdal.eu/2013/07/31/opportunita-di-scambio-volontari-a-londra/