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sabato 30 novembre 2013

Ottavia, 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne

“L’uomo che vuole imporre la sua diversità con la violenza fa pensare che nascere donna sia quasi un invito al delitto. L’Uomo non riesce ad abdicare al proprio trono selvaggio e ci sono donne, così stupide come me, che provano intolleranza mista ad amore verso ‘i portieri di notte’. 
Io non lotto per le anime delle donne, per la loro rivendicazione civile e sessuale. (…) Checché se ne dica la donna un poco ama la violenza che sta come l’ombra alla luce, la notte al giorno” (Alda Merini)
La torre dell'acqua di Ottavia, così come il Colosseo di Roma, grazie ad accordi tra Comune, Municipio XIV e Acea spa,  si accende la sera del 25 novembre in sintonia con il resto della città e del mondo per ricordare la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
La data dell’evento è tutt’altro che casuale: il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana, vennero assassinate per la loro decisa opposizione alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo.
La giornata, istituita dall’Onu nel 1999, ha avuto negli anni una grandissima risonanza, frutto purtroppo dell’urgenza sociale che il fenomeno della violenza sulle donne ha assunto oggigiorno nelle società.

Un fenomeno che investe pienamente anche il nostro paese dalla Sicilia al Trentino, come emerge chiaramente dalle cronache quotidiane di giornali e Tv.
Alla Casa Internazionale delle Donne, a Roma, la giornata è stata dedicata a una serie di iniziative volte a denunciare concretamente il femminicidio. L’evento ha raccontato 8 delle 14 “Storie di donne morte ammazzate – barbarie italiana” di Betta Cianchini, a cura di Alessandro Machia. Come spiegato da Federica Quaglieri, protagonista di una delle 8 storie, “il nostro non è uno spettacolo femminista né di donne che si piangono addosso. Il taglio stesso delle nostre storie è cinico e grottesco, come si intuisce dalla nostra locandina, che recita: Allegra barbarie.”
Lo slogan dello spettacolo è chiaro e significativo: “fateci smettere di fare questo spettacolo.”

Il teatro Valle Occupato aveva organizzato uno spettacolo dal titolo NOTTE ROSSA contro il femminicidio ripreso in parte su youtube .
Con l'introduzione di nuove norme di tutela qualcosa è stato fatto in Parlamento in quest'ultimo anno per
combattere il fenomeno dello stalking e delle violenze domestiche ma forse non è ancora abbastanza.
E' stato creato un numero verde dedicato che è il 1522, dove, con la garanzia dell'anonimato, si può chiedere aiuto a personale esperto capace di fornire informazioni, suggerimenti e recapiti utili.
Lo sportello di ascolto aperto 24 ore su 24 è in rete con alcune associazioni di tutela che dispongono sia di servizi residenziali di emergenza come le comunità di accoglienza e di fuga sia di tipo legale per l'assistenza gratuita in caso di aggressioni, molestie e stalking.



lunedì 25 novembre 2013

Il nome Ottavia nella storia di Roma

Riteniamo sia interessante una ricerca più approfondita sul nome “Ottavia” nella storia di Roma, a prescindere dalla fondatezza o meno dell'attribuzione dell'Ipogeo degli Ottavi al nome del nostro quartiere.
In apertura del nostro calendario abbiamo già inserito una considerazione di diversa natura, ipotizzando la derivazione del nome dalla seconda moglie del Conte Manzolini, la contessa polacca Ottavia,  la quale si 
distinse per la sua forza e generosità attorno agli anni '30.
Ma questa derivazione diversa è certamente solo un'ipotesi che avanziamo da semplici cittadini e non da esperti archeologi o da storici.
Vorremmo anche menzionare un altro personaggio ben più antico nella storia di Roma: si chiamava infatti Ottavia la prima moglie di Nerone (40- 62 d.c.), morta a 22 anni.
 In fondo, non è lontano l'altro Ipogeo "Tomba di Nerone", che da il nome all'omonimo quartiere.  La zona prende il nome da un monumento sepolcrale, edificato lungo l'antica via consolare Cassia nella seconda metà del III secolo, erroneamente ritenuto la tomba di Nerone a causa di una credenza popolare sorta nel
medioevo. Questo monumento, infatti, è il sarcofago di Publio Vibio Mariano.
Non possiamo certo affermare che ad ispirare il nome di Ottavia al nostro quartiere sia stato il nome della prima moglie dell’imperatore Nerone. Riteniamo comunque utile condividere una riflessione con i nostri lettori.
Ottavia ebbe un destino tragicamente triste, nonostante le sue origini aristocratiche e pur amata dal popolo nel suo ruolo di imperatrice in quanto nobile e virtuosa.
Ella era figlia di Claudio e Messalina, la donna più esecrata della storia romana per i suoi comportamenti libertini. 
Dopo l'uccisione della madre, Claudio sposò Agrippina, il cui figlio Lucio Domizio Nerone appariva simpatico a Ottavia, giocava volentieri con lui e ne apprezzava la bizzarra fantasia. Rimase però sorpresa e la sua vita ebbe una svolta, quando le fu annunciato il fidanzamento con Nerone, in quanto imbarazzata dall'idea dell'unione con il fratellastro.
Ottavia si adattò a quel matrimonio, per nulla felice in quanto non ebbe mai le attenzioni del marito. La sua situazione andò peggiorando quando il padre Claudio morì, era l'unica presenza importante dal quale si sentisse protetta.
Nerone assunse il potere regale di cui anche Ottavia godette come imperatrice, ma ben presto si sentì di nuovo sola. Era timida, inesperta, poco affascinante.  Soffrì per l'innamoramento di Nerone per la liberta Claudia Atte, poi per l'uccisione del fratello Britannico (forse proprio per ordine di Nerone) ed infine fu ripudiata a causa di Poppea, che Nerone sposò.
Ottavia fu allora mandata in esilio a Ventotene, dove morì pochi giorni dopo, uccisa dai soldati di Nerone in modo crudele, dissanguata in una vasca di acqua calda.
Lo storico Tacito ci porge una drammatica e toccante descrizione dell'uscita di Ottavia da Roma. Nessuna altra donna che si avviasse all'esilio suscitò tanta pena. Tacito nei suoi "Annali" scrive di Ottavia che era stata scacciata da Nerone: "Il popolo salì al Campidoglio a venerare gli dei; rovesciò le statue di Poppea, sollevò a spalle quelle di Ottavia, e copertele di fiori le collocò nel Foro e nei templi ..", Ma la rivolta durò poche ore. Nerone mandò i soldati a disperdere i ribelli e le statue di Poppea ritornarono al loro posto (Wikipedia). 
La storia di Ottavia è molto triste ed ingiusta, in quanto era una ragazza nobile e virtuosa, vittima della crudeltà e del potere di Nerone. Non sarebbe del tutto insensato formulare l'ipotesi di un doveroso tributo alla sua innocenza nell'attribuzione del suo nome al nostro quartiere.

Proseguendo la nostra ricerca ci viene in mente che esiste anche un monumento importante di Roma che porta il nome "Ottavia" riferito ad un altro personaggio dell'antica Roma. Si tratta del "Portico di Ottavia", complesso prospiciente sul Circo Flaminio (area che corrisponde all'antico ghetto), fu costruito da Ottaviano Augusto tra il 27 ed il 23 a.C. e dedicato a nome della sorella Ottavia, che è stata la seconda moglie di Marco Antonio. Anche Ottavia era al secondo matrimonio perchè prima del 54 a.C., aveva sposato Gaio Claudio Marcello minore, console nel 50 a.C, appartenente alla gens patrizia dei Claudii, discendente da quel Marco Claudio Marcello che aveva combattuto nella Seconda guerra punica.
Alla fine del 41 a.C. Marcello morì, lasciando Ottavia incinta; quasi contemporaneamente, all'inizio del 40 a.C., anche Marco Antonio divenne vedovo, perdendo Fulvia, che gli aveva dato due figli. Poiché Antonio e Ottaviano si erano recentemente riappacificati dopo essersi combattuti, decisero di saldare il proprio legame con un matrimonio: fu così che per motivi politici, Ottavia sposò Marco Antonio, non prima che il Senato romano legiferasse per permetterle di sposarsi incinta.
Ottavia era reputata avere tutto il fascino, le virtù e le capacità necessarie per guadagnarsi l'affetto delle persone, garantendole influenza sul marito e sul fratello. La sua bellezza era reputata essere maggiore di quella di Cleopatra.
Ottaviano era molto legato alla sorella, tanto che le dedicò quell'importante costruzione di Roma, il Portico di Ottavia, in cui spesso si riuniva il Senato. (Fonte Wikipedia)

( Giovanna D’Annibale, Presidente dell’Ass.ne culturale Lucchina e Ottavia)

sabato 23 novembre 2013

Ottavia, un quartiere tranquillo: tre delitti in sessanta anni


Nelle periferie di Roma nord ovest in questi ultimi anni abbiamo assistito ad eventi delittuosi. Rapine e fatti di sangue a Casalotti, gambizzazioni  di un consigliere sulla Cassia e un omicidio nel 2008 a via Gradoli. Altri eventi di cronaca nera registrati a Primavalle nel 2011 e 2012, a Montemario nel 2006 con il delitto di Largo Cervinia e quest’anno (21 novembre 2013) con il ritrovamento di un uomo carbonizzato  nell’area verde vicino la panoramica.
Ottavia, finora, è sembrato un quartiere pacifico e tranquillo, fatta eccezione di 3 o 4 incendi dolosi in locali commerciali negli ultimi 5 anni. Ma non ci sono stati crimini di sangue. Per poterli contare sulle dita di una mano bisogna andare indietro nel tempo di circa sessanta anni.
Cominciamo da quello più remoto avvenuto dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Racconta "Maurizio", un nostro testimone privilegiato, che intorno agli anni 50 era scoppiata una lite presso un'osteria denominata Gazzella, che si trovava sulla via Trionfale all'altezza della vecchia stazione, dove adesso c'è una pizzeria gestita da egiziani e una frutteria (vedi foto).
Era il periodo in cui a Ottavia e alla Lucchina dominavano il principe Colonna con la sua tenuta, il Conte Sansoni e il Conte Manzolini. Quest'ultimo aveva una proprietà che si estendeva dalla Castelluccia fino a Ottavia, dove ora c'è il campo di calcio, e zone limitrofe.
La vittima di quel delitto lavorava per i Manzolini e abitava alla Castelluccia con la moglie e un figlio ancora neonato. I due balordi assassini, con i quali c'era stato un alterco giocando a carte, organizzarono di notte la rappresaglia andando a casa: dopo aver ucciso entrambi,  misero il neonato che piangeva attaccato al capezzolo della madre morta.
Questo particolare agghiacciante scosse tutta la popolazione locale, gli assassini, una volta catturati, subirono un lungo processo seguito dai media di allora.
Andando un po avanti nel tempo, intorno alla metà degli anni 60, il nostro quartiere fu al centro delle cronache nazionali. Troupe televisive, cronisti di tutti i quotidiani e testate radiofoniche si precipitarono in massa su via della Lucchina accalcandosi al cancello di un condominio corrispondente al civico n. 6.  I cronisti volevano spiegare all'opinione pubblica italiana le ragioni di un delitto apparentemente assurdo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso nel rapporto già compromesso tra due vicini di casa è stato il quotidiano canto di un gallo che caratterizzava l'alba di tutte le mattine.
Un uomo profondamente disturbato da quel canto ha deciso di imbracciare un fucile e di uccidere senza pietà il padrone del volatile dopo aver atteso il suo ritorno davanti al condominio.
Il delitto di sangue più recente risale intorno al 1985. E’ avvenuto in un appartamento di via Pier Luigi Galletti, traversa di via Panizzi, dove un uomo è morto ucciso da un colpo di pistola.
Si trattava di una persona che non aveva fatto nulla, si trovava in quell’appartamento per puro caso, perchè aveva accompagnato un amico di Montemario a risolvere una contesa tra un proprietario venditore  e un acquirente possessore dell'appartamento che non saldava il debito per l'acquisto.
In un momento di agitazione del gruppo, dalla pistola del “paciere” di Montemario” venuto a risolvere la lite, è partito un colpo accidentale che ha colpito a morte l’amico che l’accompagnava estraneo alla lite. Il " paciere pistolero” fu arrestato e condannato ad un paio d'anni di carcere.



Associazione culturale Lucchina e Ottavia

venerdì 15 novembre 2013

Via Francigena: di qui passavano re, imperatori e pellegrini diretti a Roma

(di Ennio De Risio)


Per Via Francigena si intende la grande via di collegamento che solcava l’Europa nel Medioevo e che fu percorsa da migliaia di pellegrini in viaggio per raggiungere le tombe e il luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo.
In realtà  si trattava di un fascio di cammini intercambiabili, costituito da tratti di antiche strade romane rimaste in uso e da nuovi tracciati che venivano percorsi a seconda della situazione politica e meteorologica, per evitare di volta in volta guerre locali o pestilenze.
La Via Francigena è stata riconosciuta nel 1994 come Itinerario Culturale Europeo dal Consiglio d’Europa ed essa ricalca il percorso di viaggio di Sigeric, arcivescovo di Caterbury, che venne a Roma nel 990 per ricevere l’investitura di arcivescovo dal pontefice Giovanni XV e sulla via del ritorno in patria redasse un diario del viaggio, durato tre mesi circa, con le 80 tappe di sosta.
Nel medioevo i pericoli erano notevoli, dall’attraversamento dei valichi di montagna a possibili incontri con malfattori, tanto che molti facevano testamento prima di partire. Il pellegrino era munito solo di mantello, cappello a larghe falde, bisaccia, borraccia e un alto bastone, e chiedeva alloggio presso monasteri, santuari, ospizi e osterie.
La VF ha rappresentato al tempo stesso una strada di conquista, di mercato e di conoscenza, attraverso la quale sono passate quindi non solo eserciti, commercianti, e viandanti, ma anche idee, costumi, arte e intensi scambi culturali con i paesi europei.
Nel tratto fra Toscana e Lazio gli spostamenti seguivano la via consolare Cassia dalla quale,  oltrepassata la stazione di posta de La Storta, ieri come oggi si distacca la via Trionfale, strada che ha origini anteriori alle vie consolari romane, essendo di epoca etrusca.
Il tracciato della via Triunphalis, rispetto alla prosecuzione della Cassia, che conduce a Ponte Molle (cioè ponte Milvio), aveva il vantaggio di presentarsi come un percorso di crinale, più facilmente percorribile nelle stagioni piovose e che non comportava l’attraversamento del Tevere, soggetto a piene ed esondazioni.
La strada proseguiva per un tratto parallela al tracciato dell’Acquedotto Traiano-Paolo, per puntare poi decisamente verso le mura vaticane e Porta Angelica.
Il nostro territorio ha quindi il privilegio di essere attraversato dalla tappa terminale della Via Francigena, quella dell’ingresso in città, ed ha il valore aggiunto di offrire, dalle alture di Monte Mario, la visione della cupola di San Pietro, agognata meta dei pellegrini, che qui si inginocchiavano e intonavano l’antichissimo canto “O Roma Nobilis”. Per questo Monte Mario era anche detto Mons Gaudii (monte della gioia).
Questa prerogativa anche paesaggistica ha ispirato molti artisti che nel corso dei secoli hanno immortalato la visione orizzontale della città e talvolta anche gli stessi pellegrini in preghiera.
Per valorizzare queste peculiarità, ancora non sufficientemente apprezzate, l’Associazione Amici di Monte Mario da diversi anni organizza una passeggiata guidata da piazza Monte Gaudio fino alla chiesa romanica di S. Lazzaro dei Lebbrosi, con sosta nei luoghi storicamente rilevanti, in particolare ai Casali Mellini, situati al bivio per salire al belvedere “Zodiaco”.
All’interno dei Casali Mellini sono presenti resti della sagrestia della chiesetta della Santa Croce o Cappella del SS. Crocifisso, fatta costruire nel 1350 dal vescovo di Orvieto Ponzio Perotti  nel luogo in cui, secondo una pia tradizione, a Costantino sarebbe apparso il miracoloso segno, alla vigilia della battaglia combattuta nei pressi di ponte Milvio l’anno 312.
La ricchezza di testimonianze tuttora presenti lungo la Via Francigena ne fanno un percorso molto suggestivo, che merita di essere apprezzato con il passo lento e attento del viandante, sia da chi vive in questi luoghi che da chi viene da lontano.    
Sempre più spesso capita di veder camminare, ai lati della via Trionfale, “pellegrini del XXI secolo” che, da soli o a piccoli gruppi, procedono verso il centro della città.

Per prepararsi ad accoglierne il prevedibile flusso crescente è necessario attrezzarsi con una programmazione di interventi adeguati sotto vari punti di vista: strutturali, dei servizi di accoglienza e ospitalità e turistico-culturali.