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lunedì 22 febbraio 2016

"Specchio delle mie brame.." Sosta filosofica alla stazione di Ottavia


Proseguono gli incontri mensili della Sosta Filosofica presso la Stazione ferroviaria di Ottavia nei locali del SOSE.
La prossima "Sosta" si terrà giovedì 25 febbraio con appuntamento alle ore 18.15 e inizio puntuale alle ore 18.30. 
Modera la filosofa Laura Capogna.
Questo appuntamento riguarda una riflessione sull'identità, alterità e vita di relazione, come da locandina che accompagna questa pubblicazione.

Il grande poeta Eugenio Montale scriveva in una delle sue opere:
 "..Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".

Una parafrasi per significare: Non domandarci  la formula magica o scientifica che possa darti una piena conoscenza della realtà e certezze sulle quali basare la tua esistenza ma solo qualche parola incerta e scarna, solo questo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. Una poesia che non ha verità da rivelare, e che non può che avere quindi una forma essenziale.
Si potrebbe dire che la "Sosta Filosofica" alla Stazione di Ottavia parte da basi analoghe perchè il filosofo che interviene nel dialogo non parla più di quanto non faccia parlare gli altri, e questo perché il dialogo tra i presenti altro non è se non un tentativo di trovare insieme una risposta alla domanda d’apertura. E la risposta non è mai una, ma ne escono fuori diverse; di più: che la risposta, spesso, non c’è o, se c’è, apre nuove domande. 
E dà voglia di rinnovare l’incontro, di prolungare il dialogo, per continuare a cercare risposte. 

Ci piace concludere con una frase attribuita ad una figura leggendaria della filosofia cinese, Lao Tzu, sulla cui reale esistenza ancora oggi si discute:
"Chi conosce gli altri è sapiente; chi conosce sé stesso è illuminato" 

Vi Aspettiamo.

Associazione culturale Lucchina e Ottavia

mercoledì 17 febbraio 2016

Rapina a mano armata a via Tarsia

immagine esemplificativa tratta da google 
Ci sono fatti criminosi nel nostro quartiere che si vengono a sapere e fatti criminosi che passano inosservati. 
Abbiamo appreso dai gestori del negozio di alimentari di via Tarsia, di fronte alla bottega della pasta e alla gioielleria Troiani, che la sera di martedì 16 febbraio scorso, alle ore 21.15 circa,  3 persone, apparentemente giovani, di cui uno di bassa statura, sono entrati a volto coperto e con armi in pugno intimando al gestore di svuotare la cassa e consegnargli il cellulare.
I tre sono scappati e il pronto intervento dei carabinieri chiamati dal commerciante non hanno potuto far altro che stilare il relativo verbale.
Si tratterebbe di un magro bottino di circa 250 euro e di uno smartphone ma riteniamo che una rapina a mano armata compiuta a via Tarsia a quell'ora sia un ulteriore segnale da non sottovalutare. 
Ricordiamo il furto e vandalismo nelle parrocchie,lo svuotamento del bancomat del centro commerciale, la violenza su strada perpetrata da un uomo su una donna a Palmarola ecc ecc.
L'Associazione culturale Lucchina e Ottavia ha recentemente organizzato e svolto un incontro dibattito sul tema del degrado e della microcriminalità, dove sono intervenuti anche i parroci di Sant'Ottavia e di Santa Maddalena di Canossa.
L'associazione aveva anche presentato 4 proposte al Prefetto di Roma tra le quali c'era anche la possibilità di reintrodurre il poliziotto di quartiere. 
Pur consapevoli che vada sviluppato un progetto sociale di prevenzione copartecipato con comunità parrocchiali, scuole, comitati, associazioni e cittadini attivi,riteniamo urgente nel frattempo che le zone di Ottavia, Sant'Andrea, Montearsiccio, Lucchina e Palmarola ricevano una maggiore attenzione da parte delle Forze dell'Ordine. 

Cogliamo l'occasione di esprimere solidarietà alle vittime di questi furti e aggressioni e ci riserviamo di sollecitare risposte dal Prefetto Gabrielli e dal Commissario Tronca.

Associazione culturale Lucchina e Ottavia
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mercoledì 3 febbraio 2016

Misterioso furto al bancomat del Centro Gulliver

Nel pomeriggio di ieri, martedì 2 febbraio, per alcune ore una squadra di agenti di polizia ha effettuato rilievi al piano terra del centro commerciale Gulliver di Ottavia per capire come possa essere stata svaligiata una postazione bancomat, senza scasso e senza che nessuno si sia accorto di nulla. 

Di furti del genere abbiamo avuto notizia nel mese di dicembre scorso quando in Emilia Romagna sono state arrestate 9 persone che erano arrivati a 

"svuotare gli sportelli bancomat, prelevando fino a 100.000 euro in una notte senza far scattare nessun allarme, usando una semplice trappola per i soldi fatta con rivetti da carpentiere e una lamella ripiegata, una sorta di forchetta.
Una frode che ha fruttato a una banda italo-rumena qualche milione di euro in tutta Italia, stoppata dopo un’anno e mezzo di indagini dalla Polizia postale di Bologna in collaborazione con i nuclei delle regioni vicine (a partire dalla Toscana) e con la Polizia rumena.
Il bancomat viene costruito da un’azienda in Romania e questo, secondo la Polizia postale, può far pensare a una talpa che abbia reso noti i punti vulnerabili del sistema. I rumeni arrestati erano ricercati anche in patria ed erano in Italia con documenti falsi. Alcuni, scarcerati nel corso delle indagini, avevano subito ripreso a truffare i bancomat e sono finiti di nuovo in manette. La banda pare fosse pronta anche a spostare la propria attività negli Stati Uniti.
La truffa, spiega oggi in conferenza stampa il dirigente della Postale di Bologna, Geo Ceccaroli, è un’evoluzione della classica frode ai bancomat, con cui venivano catturati i soldi ai danni del cliente. La nuova tecnica consisteva in questo: veniva attivata una carta, del tutto regolare, su cui venivano caricati dei soldi. Veniva poi fatto un prelievo minimo, di 20 euro, che consentiva di far aprire l’otturatore del bancomat: in quel momento veniva inserita la ‘forchetta’, lasciando richiudere lo sportello. Subito dopo veniva fatta una seconda operazione, questa volta per l’importo massimo di 600 euro, tenendo però bloccata la carta con i rivetti. In questo modo, l’operazione falliva e i soldi preparati per il pagamento venivano spostati in uno scomparto interno al bancomat per il recupero delle banconote. Questo passaggio veniva però intercettato dalla ‘forchetta’ che agganciava i soldi, permettendo così di estrarli dallo sportello senza che l’operazione fosse computata. Veniva poi estratta la carta e la truffa ricominciava. (corsivo Fonte l'Agenzia Dire 2 dicembre 2015)

Invitiamo a leggere i nostri articoli che riguardano la sicurezza e prevenzione nei quartieri