Per contatti: pianopartecipato@libero.it - fax 0623316920 posta: via Stazione di Ottavia 73B Roma. Leggi qui: Lo Statuto


sabato 9 dicembre 2017

VIENI A TEATRO CON NOI...

Inizia l'avventura fantasiosa e allegra, una prova, un saggio e...poi chissà! 
Lezione di teatro: Esercizio fisico lancio della palla gestuale (la palla era la pronuncia del proprio nome oppure dell'altro).
Lettura di versi con tono d'interpretazione del testo.
Camminata con stop al battito di mano del maestro, inventando un' emozione (gesto, esclamazione o azione) con cui rivolgersi all'altro in modo creativo....
Ogni giovedì sera dalle 19.40 alle 21.30 l'Associazione culturale "Lucchina e Ottavia" sta portando avanti un progetto di laboratorio teatrale gratuito per i propri soci e simpatizzanti.
E' un modo divertente di comunicare con gli altri e di esprimersi.
Ci segue il regista Gianfranco Teodoro di "Gocce d'Arte"
Si può ancora aderire, o anche solo provare, prenotandosi  presso la sede dell'Associazione o telefonando al n. 0630811277
Intanto... un augurio a tutti di buona preparazione delle  prossime festività.. e l'invito, a chi non l'avesse fatto, a iscriversi o a rinnovare l'iscrizione all'Ass.ne "Lucchina e Ottavia" *

* dal 2012 ha realizzato 4 calendari di quartiere, 2 seminari di archeologia, un convegno contro le mafie assieme alla Rete delle associazioni, 3 feste di piazza e 5 feste sociali, 10 passeggiate archeologiche tra Ottavia e Vejo, 25 incontri filosofici: E' stata fondamentale nel restauro dei siti archeologici Ipogeo degli Ottavi e Ninfeo della Lucchina. e tanto altro...

mercoledì 29 novembre 2017

Tutti all'OPEN DAY di Octavia

"LA PENTOLA D'ORO"
E' il titolo della prima foto, gentilmente concessa da un cittadino di Ottavia. Riteniamo questa immagine, un ottimo auspicio per l'istituzione più importante per ogni comunità: la Scuola.
Al pari di una Stella Cometa sulla grotta di Betlemme, l'Arcobaleno illumina e indica la scuola elementare Besso dell'Istituto Comprensivo Octavia.
La striscia di colori s'inchina sull'edificio dorato, benedice i piccoli alunni, le maestre e tutto il personale intento alla cura dei bambini, al funzionamento delle segreterie, alla manutenzione degli ambienti.
Ci è sembrato allora opportuno pubblicare l'invito all'Open Day dell'I.C.Octavia che si terrà sabato 2 dicembre presso tutti i relativi plessi, per conoscere le attività, servizi e orari a cui rivolgersi per iscrivere i propri figli.
Ricordiamo il sito che potrete visitare per ulteriori notizie: http://www.icoctavia.gov.it/ e che la segreteria si trova presso il plesso Besso in via Mazzatinti, 15.
Alla prima scuola di Ottavia, la nostra Associazione ha dedicato una pagina del Calendario del Quartiere 2014, la cui storia è riportata sul nostro blog: http://comitatolucchinaeottavia.blogspot.it/2013/10/la-prima-scuola-di-ottavia-e-la-maestra.html

venerdì 24 novembre 2017

Quel compromesso inaccettabile


Lou von Salomé, Paul Rée e Nietzsche.

di Silvia Ripà
Cosa differenzia la posizione femminile da quella maschile, nel ricatto sessuale? 
E cosa differenzia la posizione giuridica femminile, contrattualmente, da quella maschile sul posto di lavoro?
Precisiamo due questioni logiche semplici e imprescindibili:
1)      se una donna subisce una minaccia o un ricatto e per tale minaccia o ricatto fa sesso con una persona si tratta di violenza e in nessun caso si può parlare di consenso; sulle eventuali conseguenze, in termini di benefici, nessuno è autorizzato a dire o fare congetture;
2) se questo avviene sul posto di lavoro, la possibilità che ci sia un ricatto sessuale è ancora più alta.

Non è chiaro il perché?

L’ambito lavorativo non è un ambito privatistico e non sussiste una condizione di parità fra le parti; e non è presente un equilibrio fra le parti perché non c’è la medesima forza contrattuale fra chi offre e chi domanda lavoro. Chi domanda forza lavoro detiene obiettivamente e incontestabilmente più potere, contrattuale ed economico, di chi offre il proprio lavoro. Il contrario è stato finora solo teorizzato oppure si è realizzato in sporadici, e ben noti, episodi storici, circoscritti per tempo e spazio.
Questa nozione sostanziale ed empirica, evidentemente sfugge ai sommi interpreti da click-baiting.
Se poi a tale assunto si andassero a sommare i recenti dati sul gender gap italiano e la discriminazione femminile sul luogo di lavoro, non suonerebbe così assurdo rispondere causticamente che no, le donne non avrebbero potuto affermare con tanto candore il loro fermo e aulico diniego, non avrebbero potuto rifiutarsi così sprezzantemente dall’alto della loro “sicurezza”; e, qualora invece lo avessero fatto, non sarebbero poi tornate con fierezza alla loro vita di prima, tra il plauso della folla. E tutto questo per un ordine di motivi abbastanza evidenti: il sistema stesso è infarcito ovunque di sessismo, il ricatto sessuale vige come imperativo categorico in una percentuale elevatissima di prestazioni lavorative e questo accade non solo nel mondo dello spettacolo: chi scrive potrebbe dirla lunga su contesti ben lontani dai riflettori del palcoscenico. La soggettività debole non è estirpabile con un elementare “mi rifiuto”, perché intrinseca nel dinamismo di potere insito nel tessuto sociale che lo interpreta. Cosa ne è stato delle donne che si sono rifiutate di scendere a questi tanto misteriosi compromessi? Perché non sono visibili su ogni media per essere apprezzate tanto quanto sono disprezzate quelle che hanno ceduto?
La realtà insegna che, quando una donna si rifiuta di far coincidere la prestazione lavorativa con quella sessuale, si ritrova spesso “fuori”. E “fuori”, ad accoglierla, ritroverà una società maschilista e patriarcale impreparata a gestire il sessismo e la discriminazione nei posti di lavoro. E lo “scandalo” delle molestie sessuali negli ambienti dello spettacolo, che di scandaloso non ha niente se non le risposte sui social, è la punta dell’iceberg di una società maschilista e sessista che si perpetra da secoli e non un’emergenza di cui non immaginavamo l’esistenza.
“Si sarebbe potuta rifiutare”.

Una delle critiche più ferventi, vessillo di potenti analisti e giuristi prêt-à-porter, che spopola sul web, è che le lavoratrici si potrebbero effettivamente rifiutare; ma
il rifiuto, l’alternativa, il diniego, il “no”, non sono competenza di chi batte sulla tastiera di un computer. Qualunque ambito lavorativo deve essere scevro da ricatti, estorsioni, e soprattutto scevro da riferimenti sessuali. È la sessualizzazione del soggetto femminile sul posto di lavoro che deve indignare molto più delle scelte compiute dalle vittime (più o meno consapevoli) di questo sistema.

“Perché io non avrei accettato”

Molti sono i commenti che non colgono, o non accettano, la differenza fra uomo e donna sul posto di lavoro. E questo è spesso deprimente perché non è frutto di un assunto e consolidato antisessismo, ma del più occulto paternalismo patriarcale. Loro non avrebbero accettato, perché loro non si trovano - doppiamente - deboli giuridicamente e discriminati socialmente. L’uomo, vittima di un numero estremamente inferiore di discriminazioni nell’arco della sua vita, sul posto di lavoro, ne vanta un indice irrisorio. Se questo può dirsi un successo delle politiche giuslavoriste, l’insuccesso dell’altro sesso diventa un peso e un rischio lavorativo di cui si fanno carico solo le lavoratrici. Un peso e un rischio che spazia dall’insuccesso e dall’emarginazione lavorativa alla discriminazione e costante disparità nelle retribuzioni. Sul posto di lavoro spesso si riversano le mire aspirative, i sogni e i talenti di soggetti già fortemente eterodiretti, giudicati e subordinati alle volontà di altri nell’arco della loro esistenza. È dunque davvero così facile, allora, immedesimarsi e dire: “io non avrei accettato”?

Ma lei ne ha ricavato qualcosa”.

Probabile, il ricatto per definizione prevede qualcosa in cambio; eppure rimane sempre un ricatto. Anche qualora il ricatto avesse comportato un vantaggio di sorta, non è chi “è stato al gioco” (espressione cara ai vari commentatori via web) il vero beneficiario, ma chi ne ha dominato il rapporto di potere, solidificando e perpetuando la sua posizione.

“Una questione di valori”?

Questa frase mi fa sempre sorridere. No, non c’è una questione di serietà e valori. C’è una questione di sessualizzazione acritica e di conseguente discriminazione. Spesso i commentatori (maschili e femminili) pontificano la demenziale facilità con cui queste lavoratrici  avrebbero potuto rigenerare la loro carriera lavorativa trasmutandola in qualcos’altro a fronte della bieca richiesta sessuale, così da celebrare la purezza dei loro valori.
Ma la purezza dei valori di chi propone sesso per una carriera dov’è?
Non andrebbe forse impedito a questi datori di lavoro - guarda caso spesso uomini potenti - di innescare sistemi di merito al ribasso, se non solo a sfondo sessuale, piuttosto che colpevolizzare ancora una volta le donne che non rientrano in un altro, ennesimo, schema: quello della serietà.
La serietà richiesta in un posto di lavoro è una professionalità legata alla diligenza e al talento personale,  non è un’aderenza valoriale alla privata fides del proprio datore di lavoro. Come mai viene richiesto questo, ed è richiesto alla lavoratrice?

Una questione di merito?

L’inversione del focus dovrebbe, invece, esser quello di empatizzare verso chi è inviluppata nel sistema, per ottenere un sistema preparato e specializzato che giudichi e valuti la lavoratrice in base ai requisiti richiesti per questa o quell’altra mansione e non la donna in base alle prestazioni sessuali negate (qualora, ripeto, se ne avesse mai notizia) o prestate.

Non è la prestazione concessa, il problema, ma la prestazione pretesa e poi accettata.

Si è innervata una pericolosa troiofobia che oscura il vero problema: la frequente assenza di “meritocrazia” nelle selezioni per determinate mansioni non avviene per merito di chi accetta il ricatto sessuale, ma per demerito di chi lo propone.

Non è spostando l’onere del rifiuto e il rischio della denuncia su chi subisce, anello debole di un sistema ricattatorio, che si ingenera una rivoluzione del mondo del lavoro ad alto ricatto sessuale, ma cogliendo il rapporto di potere e dominazione che si instaura fra chi domanda forza lavoro, e chi ne offre, denunciandone gli effetti e i profitti.
Cos’è, al netto, il ricavo economico e sociale di una carriera costruita su molestie, minacce e violenze sessuali, rispetto agli ingenti profitti e posizioni di potere di coloro che ne hanno usufruito? I dati parlano chiaro: in Italia abbiamo più segretarie di uomini in carriera che manager con dei segretari.
Il consenso, anche se dato consapevolmente, in cambio di una posizione di lavoro declassa infinitamente il valore stesso del lavoro offerto e rappresenta nel contempo un arricchimento sperequativo di chi ha richiesto la prestazione, in termini di ricatto e in termini di dominio e di creazione di un legame di subordinazione con la lavoratrice. Chi è che ci ha guadagnato davvero? Per ogni singola donna che ottiene un beneficio pagando quel prezzo, guadagna l’intero sistema patriarcale.

E dunque è davvero questo, la singola donna, che ci indigna a tal punto da indagare a fondo nella vita privata di una persona per scoprire se ha effettivamente elargito un rapporto sessuale e sviscerare quanto il consenso estorto sia stato ripagato in termini di benefici e carriere?
A me francamente indigna rendermi conto che, in una società che si professa paritaria, il mio primo valore sia quello sessuale e che la mia dignità debba risiedere nelle mutande e non in quello che ho costruito. Il fatto che poi una percentuale, minoritaria (i dati statistici parlano per tutti), abbia riscosso qualche vantaggio concreto dallo sfruttamento sessuale non desterà la mia attenzione finché ci sarà una parte datoriale che, confermando il suo dominio indefesso, ne avrà tratto qualcosa a costo zero.

lunedì 16 ottobre 2017

ABBATTETE LA RECINZIONE DEL PARCO DI VIA TARSIA !

Di fronte all'immagine di una panchina nuova, rotta da qualche teppistello nel parco di via Tarsia, alcune reazioni sui gruppi facebook del quartiere di Ottavia sono state di questo tenore:  
"chiuderlo che è uno schifo la sera", "va chiuso con lucchetti !!!", "Fa la ronda a turni e se lo becchi gli tagli le mani" "Telecamere ......e il gabbio ...", "Legnate sui denti dei vandali..." "In siberia ....", "2 anni di galera e ogni giorno fai pulire i giardinetti in ginocchio" "FRUSTATE, ...E poi far pagare i danni ai genitori, così pjano n'antre po de legnate"  "Bisognerebbe metterci una bella scossa elettrica" ecc ecc....
Per fortuna non sono mancati anche contributi positivi e argomentati che propongono qualcosa di diverso e progettuale.
Spesso i muri, i lucchetti e l'ottica di respingere i "cattivi" (che non sono sempre i "figli degli altri" purtroppo) non risolvono eventuali problematiche sociali e ambientali del quartiere, semmai potrebbero solo occultarle o aggravarle. 
Né si può immaginare di trasformare ovunque le aree verdi pubbliche in isole "felici", "protette" con chiave da privati, singoli o associazioni, che magari si foraggiano con le feste di compleanno o con elargizioni volontarie.
La nostra Associazione culturale vuole portare all'attenzione degli amministratori municipali e dei cittadini la seguente proposta innovativa già seguita in altri comuni del Lazio (vedi foto  sopra Parco dei Mille di Aprilia): 
Abbattere la recinzione e le aiuole lato strada e il cancello per aumentare la fruibilità del parco di via Tarsia, prezioso piccolo polmone del quartiere, e farne uno spazio sempre aperto, interamente visibile, accessibile e ben illuminato la sera. 
Occorre, a nostro avviso, partire da questa preliminare modifica strutturale che ripristina la situazione originaria dell'area verde dei primi anni 2000 quando c'era soltanto una piccola elegante staccionata di legno. 
Raggiunta questa pre-condizione di "piazza aperta", di area ludico-ricreativa per tutte le età, gli sforzi dovranno poi concentrarsi su un efficace e condiviso progetto di arredo finanziato dal donatore privato individuato dal Comune e attraverso un successivo progetto di attività socio-culturali permanenti inserito e finanziato nel Piano Sociale di Zona, co-partecipato con scuole, municipio, associazioni e singoli cittadini attivi per rendere il parco vivo, vivibile, vitale, tutelato, non da muri e lucchetti, ma dalla riappropriazione stessa e fruizione piena socio culturale e ricreativa da parte dei cittadini.
Di fronte a questa proposta chiara e trasparente siamo fiduciosi che ci sarà una valutazione attenta e intelligente da parte del Municipio XIV e del Comune di Roma, enti pubblici responsabili delle aree verdi del territorio. 
La nostra associazione è pronta a dare il suo contributo di idee e di partecipazione attiva. 

Associazione culturale Lucchina e Ottavia
via Stazione di Ottavia 73B Roma
email: pianopartecipato@libero.it

sabato 7 ottobre 2017

Ehi! Ci vediamo domani mattina al Vecchio Mulino ...

Domenica 8 ottobre è la "Giornata Nazionale del Camminare" e, come sempre, l'Associazione culturale Lucchina e Ottavia sarà in prima fila co-promuovendo con altre associazioni la Passeggiata Archeo-Ambientalista nel Parco di Veio* con appuntamento alle ore 9.30 presso il Vecchio Mulino.
Un'iniziativa guidata e illustrata da esperti del territorio, interamente gratuita aperta a tutti purchè muniti di abbigliamento e scarpe adatte e di buona forma per affrontare qualche chilometro di bellissimo e suggestivo percorso naturalistico.
Cosa aspettate allora? Aprite la scarpiera e tirate fuori le scarpe giuste, aprite l'armadio e tirate fuori la tuta o abbigliamento comodo e traspirante. 
Ah! non siete obbligati ma se voleste iscrivervi all'associazione per conoscere in tempo tutte le iniziative future, vi accoglieremmo a braccia aperte presso la nostra sede di via stazione di Ottavia 73B.

Percorrendo la via Cassia e girando a via Isola Farnese, dopo un paio di chilometri, prima dell'antico borgo, si scende per una strada sterrata e si arriva al vecchio mulino.  
Ci vediamo quì puntuali. >>>>>>>>>>>>>

*Istituito nel 1997, con i suoi quindicimila ettari è tra le più grandi aree protette del Lazio, quasi il doppio del parco nazionale del Circeo. Si estende a nord di Roma tra la via Flaminia e la via Cassia e comprende il cosiddetto Agro Veientano, un territorio dove le componenti naturalistiche e storico-culturali si fondono in un paesaggio di particolare valore: forre tufacee e pascoli frequentati dalle vacche maremmane (come nelle Valli del Sorbo), boschi e coltivi, fossi e torrenti, aree archeologiche, e ai margini piccoli, tranquilli paesi. Una grande oasi di natura e cultura.



lunedì 11 settembre 2017

Amore, eros, pornografia e cultura nel dialogo immaginario tra Venere e Masoch



Cinquanta sfumature di Masoch: la nascita di un ideale

                      Di Silvia Ripà  

                            
Parlando di sadismo e masochismo purtroppo la mente, troppo spesso irrispettosa del suo potenziale, si volge in automatico al film - libro, saga o che dir si voglia - “Cinquanta sfumature di grigio”. La ragione risiede probabilmente nello scandalo suggerito, che ciascuno ha poi declinato in base alla propria sensibilità: per il maschilismo, per la società odierna, per la passività, per le pratiche sessuali sperimentate (ma solo perché “non si fa così”, la sanno tutti lunga in quanto a bondage) e così via. Qualcuno si è giustamente scandalizzato per il successo riscosso da un prodotto mediocre, ma sarebbe superfluo rilevare l’ovvio. In ogni caso è stato offerto uno spunto di riflessione non banale, che fino a poco tempo fa risultava addirittura elitario: la letteratura erotica è un genere che merita un adeguato riconoscimento e rimarcare la differenza con la cosiddetta pornografia sembra una sorta di retaggio vittoriano, esclusivamente terminologico.
Il Medioevo distingueva, con profondità, tra due tipi di demonismo, due perversioni fondamentali: l’una per possessione, l’altra per patto o per l’alleanza. Se identificassimo il Demone con quel groviglio di istinti primordiali, che la Cultura occidentale ci ha insegnato dalla nascita a tenere sotto controllo, non potremmo che scendere a patti con loro e propendere verso una delle due perversioni che ne conseguono: il sadismo e il masochismo, ovvero due naturali pulsioni dell’essere umano, perennemente in bilico tra dominazione e sottomissione, dominatore di pochi e vittima di molti.
Per dare un assaggio del meraviglioso cosmo racchiuso nell’asettico aggettivo “masochista”, non si può che trovarne un altro, meno umiliante e più realistico: “idealista”. Venere stessa, in quanto incarnazione dell’amore carnale e ideale, è la mèta a cui aspira il masochista: costui non potrebbe mai accettare l’abiura di sé stesso se l’oggetto amato e dispensatore di punizioni redentrici non fosse qualcosa di inarrivabile, in virtù del quale ogni dolore possa essere superato, sopportato e, infine, addirittura desiderato. Cosa c’è, in questo concetto, di così lontano dall’Amore cortese e principesco che si insegna alle bambine? Cosa c’è, in quell’insegnamento, di più puro e meno grottesco di un uomo che aneli alla sua Venere avvolta nello zibellino? Immaginiamo questa Venere pagana, a cui tutti, almeno per una volta, abbiamo votato il nostro respiro. Immaginiamola comodamente seduta e infreddolita, davanti ad un caminetto scoppiettante, in tutta la sua sovrumana avvenenza, il viso pallido dagli occhi di pietra illuminato dal fuoco. La sublime donna, con il corpo marmoreo avvolto in un’ampia pelliccia, potrebbe finalmente rispondere alle nostre domande; ma non come farebbe una qualsiasi donnetta amica che, tale e quale a Cleopatra, avesse preso quel nome per combattere il sesso nemico: ella rappresenterebbe piuttosto la più pura incarnazione del proprio sesso, senza opposizione, senza contrapposizione, senza altro al di fuori del sé.
Noi masochisti quindi Le chiederemmo: «Gentile Signora, perché indossa quella pelliccia? Non fa più freddo da mesi, siamo nel pieno dell’estate. Evidentemente anche lei soffre di nervosismo».
E la Dea inizierebbe così a risponderci: «Non tremo per il freddo. Tremo perché capisco finalmente la virtù delle donne nordeuropee e la filosofia tedesca che le ha cresciute. Non mi meraviglio che tutti voi, tedeschi e nordici per adozione, non sappiate amare e non abbiate la più pallida idea di come comportarvi».
Noi masochisti, certi di aver sempre amato più di quanto non lo fossimo mai stati, ci indigneremmo: «Mi permetta di dire che qui noi tutti abbiamo amato. Non Le abbiamo dato alcun motivo per dire questo. Abbiamo costruito relazioni durature, basate su sentimenti autentici. Abbiamo investito tempo e abbiamo sofferto quando non siamo stati corrisposti dalla stessa intensità o quando siamo stati lasciati».
Venere riderebbe di noi. Non le servirebbe nemmeno scomporsi per prendere la frusta e ferirci con una stoccata sadica: «Già, perché voi soffrite. E quale rispetto pretendete per tutta questa sofferenza. Amate qualcuno che vi contraccambia con atti di Crudeltà. Ma chiamate Crudeltà l’elemento primo della sensualità, dell’amore più vivo, la natura stessa della donna, ossia il darsi completamente quando ama e amare con la stessa intensità tutto quel che le piace»
«Quindi l’infedeltà non sarebbe per Lei un atto crudele? Esiste forse qualcosa di più doloroso dell’infedeltà della persona amata?»
«Oh - risponderebbe la Dea - noi siamo fedeli finché amiamo, ma voi pretendete fedeltà senza amore, e dedizione senza piacere. Chi tra i due è Crudele, allora? Voi prendete sempre l’amore troppo sul serio, parlate di doveri, di correttezza, quando non si dovrebbe parlare che di piaceri. Questa gioia per gli dèi non è cosa per voi uomini moderni, per voi figli della riflessione. Non appena volete essere naturali, diventate volgari. Non sapete camminare nudi, ma non desiderate altro che spogliarvi. La Natura vi si presenta come qualcosa di ostile, avete trasformato in demoni gli dèi sorridenti della Grecia e di me avete fatto un essere diabolico. Sapete solo mettermi al bando, maledirmi quando vi tocco, oppure scannarvi come vittime sacrificali davanti al mio altare, in preda al furore orgiastico, in balìa della mia bocca vermiglia; e poi ve ne scappate a piedi scalzi, con indosso un cilicio, sperando di trovare una ginestra lungo la strada brulla, quando sotto i miei piedi spuntano ogni momento rose e orchidee, ma non le cogliete. Il loro profumo non giunge fino a voi, rinnegati. Restatevene a riflettere tra le vostre brume celtiche e fra i fumi del vostro incenso cristiano. Ma lasciate noi pagani in pace sotto le ceneri di lava, non dissotterrateci più. Pompei non fu costruita certo per voi, non per voi furono costruite le nostre ville, i nostri templi. Voi non avete bisogno di dèi, se non per farvi frustare. E noi, nel vostro mondo cristiano, moriamo di freddo».
Il Masochista – così come l’innamorato - non accetta che gli esseri umani possano rivelarsi semplicemente come quel famoso gallo spennato, gettato da Diogene nella scuola platonica tra le risate più ciniche, al suono dell’indelebile grido: “Eccovi l’uomo di Platone!”.
Nella sua pura e alta convinzione il masochista sembra addirittura dignitoso, poiché preferisce innalzare sé stesso desiderando una dèa o un dio, l’incarnazione androgina di Venere. Per lenire lo strazio di questo clamoroso errore ogni frustata darà piacere e nel contempo sarà fonte di redenzione. Dunque un comportamento masochista rappresenta l’ultimo baluardo difensivo per ogni idealista eternamente innamorato di qualcosa. Quale sarà il contrappunto di quest’atteggiamento passivo-aggressivo, il centro di frattura, solo il sadico potrà raccontarlo, l’unico in grado di comprendere.
Ma, da essere umano, il masochista ha scelto come tutti solo il male minore per sé: meglio essere puniti dalla dèa dei propri sogni, che giacere accanto a galli spennati e scimmie parlanti.

                                                                                                                               

mercoledì 21 giugno 2017

Ottavia, la grande passeggiata francigena

SEGUENDO LA VIA FRANCIGENA con l'Associazione culturale Lucchina e Ottavia...
La Sindaca Virginia Raggi e il Presidente del Municipio Alfredo Campagna, hanno passeggiato lo scorso 11 giugno assieme ai pellegrini in visita ai siti dell'Ipogeo degli Ottavi e Ninfeo della Lucchina.
L'occasione è stata la settima edizione del Festival Europeo della Via Francigena al quale l'associazione ha aderito con la tradizionale Passeggiata Archeologica che quest'anno ha avuto come finale "LA FESTA della TERRA". L'interessante e allegra accoglienza è stata realizzata con la collaborazione degli sponsor del gruppo Attivi.Pro.Al.Tri. (Attività Produttive Alto Trionfale), i quali hanno preparato laboratori artistici, ludici, presentazione di libri e buffet presso Villa Betania, casa privata delle Ancelle dell'Incarnazione, i cui cancelli sui freschi e curatissimi giardini interni sono stati aperti per l'occasione come segno di partecipazione alla vita del quartiere.
L'iniziativa è stata elogiata dalla Raggi per la piacevolissima gita domenicale partecipata da tanti cittadini che hanno potuto godere di un momento culturale condiviso, dando rilievo al talento di tante persone che solitamente non viene valorizzato e che rappresenta invece una ricchezza umana da evidenziare a beneficio di tutti.
Dopo i ringraziamenti ai conduttori delle attività, la Raggi rivolge allo staff degli organizzatori e a Giovanna D'Annibale, presidente dell'associazione, l'auspicio di poter ripetere l'iniziativa come modello di aggregazione culturale, anche in altri municipi della città.
L'occasione della visita ai siti con la presenza delle autorità cittadine è stata colta dall'archeologo Alessandro Locchi, socio di Lucchina e Ottavia e guida per la passeggiata archeologica, per richiedere alla Sovrintendenza Capitolina la realizzazione di un accesso diretto al Ninfeo della Lucchina, in quanto non esiste ancora  una via comoda da percorrere a piedi.
Dovuti ringraziamenti vanno all'AMA e alla gestione del Comune che si sono prodigati con mezzi e operatori per la pulizia straordinaria della strada sterrata che conduce al sito, rimuovendo quintali di rifiuti ammucchiati attorno alle antiche querce che costeggiano la via e che da molti anni formavano una discarica abusiva mai risolta prima. Certo non è che ora l'ambiente sia stato del tutto igienizzato: mucchi di immondizia ancora troneggiano qua e là, ma di certo un po' di lavoro è stato fatto. Gli abitanti del quartiere di Ottavia hanno visto all'opera in molte strade operazioni di pulizia, potature e rifacimento di segnaletica orizzontale su molte vie adiacenti e speriamo che questo gesto di attenzione non sia dovuto solo all'occasione dell'evento dell'11 giugno con la presenza della Sindaca, ma ad una pratica di cura ambientale che possa essere continuativa anche in futuro, in quanto il nostro quartierino ancora con tanto verde, rappresenta una periferia meritevole di essere valorizzata per le ricchezze che offre.
Anche il servizio d'ordine è stato  impeccabile grazie ai numerosi vigili e uomini della sicurezza che hanno diretto il traffico e protetto il corteo. La partecipazione della prima cittadina di Roma ha destato sorpresa e gratificazione per la disponibilità ad accogliere chiunque abbia voluto porle domande su questioni d'interesse pubblico e sociale, ha simpaticamente concesso foto ai presenti che lo richiedevano e autografato tanti bigliettini che i bambini si prodigavano a porle.
Una richiesta da evidenziare, oltre alla realizzazione dell'accesso al Ninfeo della Lucchina, è stata posta da Carlo Pacenti, Coordinatore della Rete delle Associazioni del mun. XIV, riguardo la necessità di manutenzione di strade e marciapiedi, spesso intasati da piante che ostruiscono il percorso pedonale, con grave disagio e rischi per i pedoni.
Oltre alle figure istituzionali, a soci e pellegrini, ha contribuito al successo dell'evento anche la scuola media I.C.Octavia.

A presto per nuove iniziative con la nostra associazione...

venerdì 24 febbraio 2017

Ottavia sfila con i bambini dell'Istituto comprensivo "Octavia"

il Consiglio d'Istituto della scuola di via Mazzatinti ha deliberato di aderire all'iniziativa indetta dall'associazione culturale Lucchina e Ottavia per domenica 26 febbraio 2017. 
Tra i protagonisti Angela Caldarulo del laboratorio d'arte "Limoncini Rossi" la quale è entrata assieme ai rappresentanti dell'associazione, sia nelle classi della scuola media, che in quelle della primaria, per illustrare una possibile interpretazione di "mascheramento" per bambini e ragazzi.
Truccarsi e utilizzare eventualmente cornici di cartone per rappresentare i soggetti di quadri famosi.
L'appuntamento è per le ore 16.00 presso la stazione di Ottavia da dove si partirà intorno alle 16.30 per raggiungere attraverso la via Casal del Marmo, il parco giochi di via Tarsia.
Nel parco ci sarà un intrattenimento con giochi musicali e,,, il resto lo vedrete da voi...

domenica 5 febbraio 2017

SCEGLI IL LIBRO PER IL PROSSIMO CAFFE' FILO..!

Ottavia 2 marzo 2017

RINVIATO.....Salvo imprevisti, si terrà sempre a Ottavia giovedì. marzo 2017 alle ore 18.30 il prossimo caffè filosofico-letterario organizzato dall'Associazione culturale Lucchina e Ottavia.

Nell'ultimo appuntamento di gennaio scorso, tenuto presso il Bar Pizzeria La Pineta ed avente per oggetto il tema dell'Amicizia, i partecipanti hanno proposto un taglio leggermente diverso all'incontro  del 2 marzo provando a introdurre l'utilizzo di un testo letterario per approfondire l'oggetto del caffè filosofico. 


LA SCELTA DEL LIBRO sarà effettuata tramite una sorta di sondaggio online utilizzando sia lo spazio commenti sotto questo articolo, sia lo spazio commenti sotto la pagina facebook dell'Associazione culturale Lucchina e Ottavia. Una preferenza che per avere validità, dovrà essere espressa con il proprio nome sia sotto il blog sia sotto il relativo post di facebook.

Ecco i testi in lizza che è possibile indicare nella scelta. L'esito del sondaggio sarà pubblicato intorno al 20-25 febbraio con la locandina dell'iniziativa. 

Chiusura del sondaggio 20 febbraio 2017 ore 23.


IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON                      IL PICCOLO PRINCIPE 

IL VECCHIO E IL MARE                                                UNO, NESSUNO E CENTOMILA

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